Alla fine la
proposta di maggioranza presentata da
Magistratura democratica e Unicost ha
avuto la meglio. Il Csm ha approvato il
sistema di valutazione della
produttività delle toghe, da tempo allo
studio di una commissione appositamente
incaricata e chiamata "Misura del
processo". A votare contro, invece, i
consiglieri di Magistratura
indipendente, che hanno appoggiato la
relazione di minoranza proposta per il
settore civile e redatta dal giudice
napoletano Antonio Lepre. Forti i
contrasti sorti all'interno della
Commissione, in particolare in ambito
civile. Unico punto in comune: la
creazione di un criterio valido per
tutto il territorio nazionale.
" stato il nuovo ordinamento giudiziario
a imporre una valutazione quadriennale
dei rendimenti delle toghe da cui far
dipendere avanzamenti di carriera e
trasferimenti. Diversi i criteri di
valutazione. Un primo criterio è quello
della laboriosità, cioé il numero di
sentenze depositate in un anno. Un
secondo riguarda quello della diligenza,
ossia il rispetto dei termini di
deposito. Poi c'è la qualità della
decisione: in questo caso, però, molti
puntano il dito sulla "delicatezza" del
controllo (è difficile dire se nella
sentenza ci sia logicità). La relazione
di maggioranza approvata dice che non è
necessario quantificare le sentenze che
una toga può smaltire. Inoltre, il
giudice solo alla fine dell'anno sa
quante sentenze può smaltire e quindi
non può conoscere prima qual è
l'obiettivo di produttività. Tesi
opposta a quella sostenuta dalla
relazione minoritaria, che aveva messo
in luce come in media, in un anno, un
giudice civile riesca a smaltire almeno
300 cause, e quindi il carico esigibile
sarebbe questo, al massimo 400 cause.
Per il consigliere di Mi, Cosimo Ferri,
"la proposta di maggioranza pone a
rischio l'autonomia dei magistrati
poiché non consente a questi ultimi di
sapere prima quale sia il numero di
provvedimenti richiesti da emanare (cd.
standard al buio). Si basa su un
meccanismo informatico - statistico non
controllabile dal singolo magistrato".
Dello stesso avviso il giudice Antonio
Lepre, relatore della proposta di
minoranza: "Spero che i consiglieri del
prossimo Csm rimeditino sulla decisione,
perché il problema dell'individuazione
dei carichi esigibili non è più
eludibile per la serenità e la tutela
dei magistrati".
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