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Notizia del 14 maggio 2010

I Messi notificatori

Palermo,  dopo 21 anni, ripartono con 5 nuovi indagati,  le indagini sul fallito attentato dell'Addaura contro Falcone.Sono legati al clan Madonia.La Procura di Caltanissetta ha ordinato il prelievo delle tracce di Dna dalla attrezzature dei sub che il 19 giugno 1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera nella quale si affacciava la villa di Falcone sul lungomare dell'Addaura. Il Dna prelevato dalla muta, dalle pinne e dagli occhiali abbandonate sulla scogliera sara' confrontato con quello di Emanuele Piazza e Antonino Agostino, due collaboratori dei servizi segreti uccisi a ridosso del fallito attentato: Agostino fu assassinato con la moglie, Ida Castellucci, il 5 agosto 1989; Piazza scomparve il 16 marzo 1990. Negli ultimi giorni sono emersi elementi in base ai quali si e' ipotizzato che Piazza e Agostino fossero stati chiamati per disinnescare l'ordigno piazzato con il coinvolgimento di pezzi dei servizi segreti. Attorno all'attentato, in sostanza, si sarebbero confrontate due componenti dei servizi di sicurezza: una parte avrebbe difeso Falcone, l'altra avrebbe cospirato contro il magistrato ucciso poi nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. Gli indagati sono 5, tutti appartenenti al clan mafioso Madonia. Oltre al boss Salvino Madonia sono indagati Gaetano Scotto, Raffaele Galatolo, suo nipote Angelo Galatolo, di 50 anni, e il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Un sesto indagato, Pino Galatolo, fratello di Raffaele, e' deceduto. Sarebbe stato affidato a lui il compito di procurare il telecomando utilizzato per il fallito attentato.
 

Ricordando il 23 maggio 1992


Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano coetanei: il primo è nato a Palermo nel 1939, il secondo nel 1940 e divenuti magistrati siciliani hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la mafia. Di loro si racconta infatti che quando erano ancora adolescenti giocavano a pallone nei quartieri popolari di Palermo e che fra i loro compagni di gioco c'erano probabilmente anche alcuni ragazzi che in futuro dovevano diventare uomini di "Cosa Nostra". E' difficile parlare di Giovanni Falcone, senza immediatamente ricordare Paolo Borsellino. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano uniti in vita, legati da un “mestiere” che per loro era missione: liberare la società civile dall'oppressione di una mala pianta, "la mafia" che nasce, vive e prospera nello stesso umore nutritivo prodotto dalla Sicilia. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono ora inscindibili nella nostra memoria. Come accade per quanti diventano simbolo contro la loro stessa volontà, eroi soltanto per aver voluto esercitare il diritto di affermare le proprie idee, per aver rifiutato la via facile dell'accomodamento e del quieto vivere. Così uniti nella vita terrena che anche nella tragica fine così orribile, che li ha fusi insieme. Oggi, qualsiasi turista che si accinge a visitare questa bella isola Siciliana, sentirà i loro nomi prima ancora di mettere piede nell'Isola, come quando il comandante dell'aereo, al momento dell'atterraggio in aeroporto informa che “tra pochi minuti atterreremo all'aeroporto Falcone e Borsellino”. Tutti i Siciliani, i Siciliani onesti amarono e ameranno sempre quei due magistrati morti a 52 giorni di distanza l'uno dall'altro.

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Gli Appuntamenti della giornata del 23 maggio 2010 dopo diciotto anni.

Come già da diversi anni il 23 maggio si prepara a essere una giornata densa di appuntamenti all’insegna della memoria delle vittime della strage di Capaci, e come già da diversi anni ci saranno diverse celebrazioni. La prima celebrazione che aprirà la giornata della memoria sarà quella dell'arrivo delle navi della legalità al porto di Palermo, chiamate simbolicamente Giovanni e Paolo. Le navi sono due una proveniente da Civitavecchia e l’altra da Napoli, con a bordo migliaia di studenti provenienti da tutta Italia accompagnati dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso e saranno accolte dai ragazzi siciliani intorno alle 8 al Porto di Palermo. Da lì, i ragazzi si sposteranno verso l’aula bunker del carcere Ucciardone, dove ogni anno si svolge il momento più significativo della giornata, in cui istituzioni e giovani si incontrano sul tema della legalità e della lotta alla mafia. Oltre alla sorella del Giudice assassinato dalla mafia, Maria Falcone, che ogni anno organizza le celebrazioni per il 23 maggio con la Fondazione Falcone, saranno presenti il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Con loro parteciperanno al dibattito anche il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, e il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. Durante la mattinata, inoltre, sono previste attività di studenti palermitani in alcune piazze della città. Esposizioni di lavori e testimonianze sulla legalità saranno al centro delle manifestazioni che si svolgeranno alla Kalsa a piazza Magione, a Borgonuovo al Palauditore, a Brancaccio al Palaoreto, allo Zen allo stadio di baseball. Manifestazioni in ricordo delle vittime della mafia anche a Partitico, a piazza del Municipio e a San Giuseppe Jato, dove verrà ricordato il piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido dalla mafia. La giornata continuerà nel pomeriggio, quando due cortei, una proveniente da via D’Amelio e l’altro dall’Ucciardone, convergeranno davanti all’albero Falcone in via Notarbartolo. Qui sarà il momento del silenzio suonato dalla polizia di stato. Dopo verrà celebrata la messa al Cei. La giornata della memoria si concluderà domani al Teatro Politeama, dove verrà presentato il cartoon dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, intitolato “Giovanni e Paolo e il mistero dei pupi”, realizzato con la collaborazione tra Regione e Rai. Alla prima del cartoon si potrà assistere anche nelle maggiori piazze dei comuni capoluogo dell’Isola, dove verranno montati maxi schermi, che trasmetteranno l’evento in diretta.

 

In Ventimila hanno partecipato in via Notarbartolo per ricordare la morte del giudice Falcone.

Tra tanta commozione e canti, echeggiava una sola sola: "Giovanni e Paolo"

 

Palermo ore 10 Una folla immensa di circa ventimila persone hanno riempito via Notarbartolo per unirsi davanti all'albero Falcone. Tanti i ragazzi e studenti, ma anche tante altre persone di tutte le razze e generazioni. Tanta commozione poi per il momento che ha chiuso le celebrazioni del 23 maggio 2010 in ricordo delle vittime della strage di Capaci, anche i residenti della zona si sono affacciati ai balconi per assistere al momento del silenzio, le 17.58, ora in cui diciotto anni fa cinquecento chili di tritolo fecero saltare in aria le auto in cui viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta. Mai così tanta gente radunata davanti all'albero il 23 maggio, come ha sottolineato il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, con la sorella del giudice assassinato dalla mafia, Maria Falcone, davanti all'albero, che il procuratore stesso ha definito l'altare laico della memoria. Prima del momento del silenzio, suonato da un agente di polizia, hanno partecipato alla cerimonia un commosso Gianfranco Iannuzzo, attore palermitano e il giovane cantate Cristian Imparato, che ha cantato una sua canzone. Poi è stato il turno di Grasso. “Sotto questo albero sento le vibrazioni di Giovanni, Francesca e degli agenti della scorta”, ha detto Grasso, prima del momento solenne del silenzio, in cui in un attimo la folla ha smesso di cantare e gridare il proprio no alla mafia. Passato il minuto di silenzio osservato con rispetto, è stato di nuovo il momento di scandire ad alta voce i due nomi che simboleggiano la reazione della città di Palermo al ricatto mafioso: “Giovanni e Paolo”.

 

 

 

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