Palermo, dopo 21 anni,
ripartono con 5 nuovi indagati,
le indagini sul fallito
attentato dell'Addaura contro
Falcone.Sono legati al clan
Madonia.La Procura di
Caltanissetta ha ordinato il
prelievo delle tracce di Dna
dalla attrezzature dei sub che
il 19 giugno 1989 piazzarono una
borsa con 20 chili di esplosivo
sulla scogliera nella quale si
affacciava la villa di Falcone
sul lungomare dell'Addaura. Il
Dna prelevato dalla muta, dalle
pinne e dagli occhiali
abbandonate sulla scogliera
sara' confrontato con quello di
Emanuele Piazza e Antonino
Agostino, due collaboratori dei
servizi segreti uccisi a ridosso
del fallito attentato: Agostino
fu assassinato con la moglie,
Ida Castellucci, il 5 agosto
1989; Piazza scomparve il 16
marzo 1990. Negli ultimi giorni
sono emersi elementi in base ai
quali si e' ipotizzato che
Piazza e Agostino fossero stati
chiamati per disinnescare
l'ordigno piazzato con il
coinvolgimento di pezzi dei
servizi segreti. Attorno
all'attentato, in sostanza, si
sarebbero confrontate due
componenti dei servizi di
sicurezza: una parte avrebbe
difeso Falcone, l'altra avrebbe
cospirato contro il magistrato
ucciso poi nella strage di
Capaci del 23 maggio 1992. Gli
indagati sono 5, tutti
appartenenti al clan mafioso
Madonia. Oltre al boss Salvino
Madonia sono indagati Gaetano
Scotto, Raffaele Galatolo, suo
nipote Angelo Galatolo, di 50
anni, e il collaboratore di
giustizia Angelo Fontana. Un
sesto indagato, Pino Galatolo,
fratello di Raffaele, e'
deceduto. Sarebbe stato affidato
a lui il compito di procurare il
telecomando utilizzato per il
fallito attentato.
Ricordando il 23
maggio 1992
Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino erano coetanei: il primo è nato a Palermo nel 1939,
il secondo nel 1940 e divenuti magistrati siciliani hanno dedicato la
loro vita alla lotta contro la mafia. Di loro si racconta infatti che quando
erano ancora adolescenti giocavano a pallone nei quartieri popolari di Palermo e
che fra i loro compagni di gioco c'erano probabilmente anche alcuni ragazzi che
in futuro dovevano diventare uomini di "Cosa Nostra". E' difficile
parlare di Giovanni Falcone, senza immediatamente ricordare Paolo Borsellino.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano uniti in vita,
legati da un “mestiere” che
per loro era missione: liberare
la società civile
dall'oppressione di una mala
pianta, "la mafia" che nasce,
vive e prospera nello stesso
umore nutritivo prodotto dalla
Sicilia. Giovanni Falcone e
Paolo Borsellino sono ora
inscindibili nella nostra
memoria. Come accade per quanti
diventano simbolo contro la loro
stessa volontà, eroi soltanto
per aver voluto esercitare il
diritto di affermare le proprie
idee, per aver rifiutato la via
facile dell'accomodamento e del
quieto vivere. Così uniti nella
vita terrena che anche nella
tragica fine così orribile, che
li ha fusi insieme. Oggi,
qualsiasi turista che si accinge
a visitare questa bella isola
Siciliana, sentirà i loro nomi
prima ancora di mettere piede
nell'Isola, come quando il
comandante dell'aereo, al
momento dell'atterraggio in
aeroporto informa che “tra pochi
minuti atterreremo all'aeroporto
Falcone e Borsellino”. Tutti i
Siciliani, i Siciliani onesti
amarono e ameranno sempre quei
due magistrati morti a 52 giorni
di distanza l'uno dall'altro.
Guarda il
filmato
Gli Appuntamenti della giornata
del 23 maggio 2010 dopo diciotto
anni.
Come
già da diversi
anni il 23
maggio si
prepara a essere
una giornata
densa di
appuntamenti
all’insegna
della memoria
delle vittime
della strage di
Capaci, e come
già da diversi
anni ci saranno
diverse
celebrazioni. La
prima
celebrazione che
aprirà la
giornata della
memoria sarà
quella
dell'arrivo
delle navi della
legalità al
porto di
Palermo,
chiamate
simbolicamente
Giovanni e
Paolo. Le navi
sono due una
proveniente da
Civitavecchia e
l’altra da
Napoli, con a
bordo migliaia
di studenti
provenienti da
tutta Italia
accompagnati dal
procuratore
nazionale
antimafia, Piero
Grasso
e
saranno accolte
dai ragazzi
siciliani
intorno alle 8
al Porto di
Palermo. Da lì,
i ragazzi si
sposteranno
verso l’aula
bunker del
carcere
Ucciardone, dove
ogni anno si
svolge il
momento più
significativo
della giornata,
in cui
istituzioni e
giovani si
incontrano sul
tema della
legalità e della
lotta alla
mafia. Oltre
alla sorella del
Giudice
assassinato
dalla mafia,
Maria Falcone,
che ogni anno
organizza le
celebrazioni per
il 23 maggio con
la Fondazione
Falcone, saranno
presenti il
ministro
dell’Istruzione,
Mariastella
Gelmini, il
ministro
dell’Interno,
Roberto Maroni,
e il ministro
della Giustizia,
Angelino Alfano.
Con loro
parteciperanno
al dibattito
anche il
procuratore
nazionale
antimafia, Piero
Grasso, e il
procuratore capo
di Palermo,
Francesco
Messineo.
Durante la
mattinata,
inoltre, sono
previste
attività di
studenti
palermitani in
alcune piazze
della città.
Esposizioni di lavori
e testimonianze
sulla legalità
saranno al
centro delle
manifestazioni
che si
svolgeranno alla
Kalsa a piazza
Magione, a
Borgonuovo al
Palauditore, a
Brancaccio al
Palaoreto, allo
Zen allo stadio
di baseball.
Manifestazioni
in ricordo delle
vittime della
mafia anche a
Partitico, a
piazza del
Municipio e a
San Giuseppe
Jato, dove verrà
ricordato il
piccolo Giuseppe
Di Matteo,
sciolto
nell’acido dalla
mafia. La
giornata
continuerà nel
pomeriggio,
quando due
cortei, una
proveniente da
via D’Amelio e
l’altro dall’Ucciardone,
convergeranno
davanti
all’albero
Falcone in via
Notarbartolo.
Qui sarà il
momento del
silenzio suonato
dalla polizia di
stato. Dopo
verrà celebrata
la messa al Cei.
La giornata
della memoria si
concluderà
domani al Teatro
Politeama, dove
verrà presentato
il cartoon
dedicato a
Giovanni Falcone
e Paolo
Borsellino,
intitolato
“Giovanni e
Paolo e il
mistero dei
pupi”,
realizzato con
la
collaborazione
tra Regione e
Rai. Alla prima
del cartoon si
potrà assistere
anche nelle
maggiori piazze
dei comuni
capoluogo
dell’Isola, dove
verranno montati
maxi schermi,
che
trasmetteranno
l’evento in
diretta.
In Ventimila hanno partecipato in via Notarbartolo per ricordare la morte del giudice Falcone.
Tra tanta commozione e canti, echeggiava una sola sola: "Giovanni e Paolo"
Palermo ore 10 Una folla immensa di circa ventimila persone hanno riempito via Notarbartolo per unirsi davanti all'albero Falcone. Tanti i ragazzi e studenti, ma anche tante altre persone di tutte le razze e generazioni. Tanta commozione poi per il momento che ha chiuso le celebrazioni del 23 maggio 2010 in ricordo delle vittime della strage di Capaci, anche i residenti della zona si sono affacciati ai balconi per assistere al momento del silenzio, le 17.58, ora in cui diciotto anni fa cinquecento chili di tritolo fecero saltare in aria le auto in cui viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta. Mai così tanta gente radunata davanti all'albero il 23 maggio, come ha sottolineato il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, con la sorella del giudice assassinato dalla mafia, Maria Falcone, davanti all'albero, che il procuratore stesso ha definito l'altare laico della memoria. Prima del momento del silenzio, suonato da un agente di polizia, hanno partecipato alla cerimonia un commosso Gianfranco Iannuzzo, attore palermitano e il giovane cantate Cristian Imparato, che ha cantato una sua canzone. Poi è stato il turno di Grasso. “Sotto questo albero sento le vibrazioni di Giovanni, Francesca e degli agenti della scorta”, ha detto Grasso, prima del momento solenne del silenzio, in cui in un attimo la folla ha smesso di cantare e gridare il proprio no alla mafia. Passato il minuto di silenzio osservato con rispetto, è stato di nuovo il momento di scandire ad alta voce i due nomi che simboleggiano la reazione della città di Palermo al ricatto mafioso: “Giovanni e Paolo”.
Palermo, dopo 21 anni, ripartono con 5 nuovi indagati, le indagini sul fallito attentato dell'Addaura contro Falcone.Sono legati al clan Madonia.La Procura di Caltanissetta ha ordinato il prelievo delle tracce di Dna dalla attrezzature dei sub che il 19 giugno 1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera nella quale si affacciava la villa di Falcone sul lungomare dell'Addaura. Il Dna prelevato dalla muta, dalle pinne e dagli occhiali abbandonate sulla scogliera sara' confrontato con quello di Emanuele Piazza e Antonino Agostino, due collaboratori dei servizi segreti uccisi a ridosso del fallito attentato: Agostino fu assassinato con la moglie, Ida Castellucci, il 5 agosto 1989; Piazza scomparve il 16 marzo 1990. Negli ultimi giorni sono emersi elementi in base ai quali si e' ipotizzato che Piazza e Agostino fossero stati chiamati per disinnescare l'ordigno piazzato con il coinvolgimento di pezzi dei servizi segreti. Attorno all'attentato, in sostanza, si sarebbero confrontate due componenti dei servizi di sicurezza: una parte avrebbe difeso Falcone, l'altra avrebbe cospirato contro il magistrato ucciso poi nella strage di Capaci del 23 maggio 1992. Gli indagati sono 5, tutti appartenenti al clan mafioso Madonia. Oltre al boss Salvino Madonia sono indagati Gaetano Scotto, Raffaele Galatolo, suo nipote Angelo Galatolo, di 50 anni, e il collaboratore di giustizia Angelo Fontana. Un sesto indagato, Pino Galatolo, fratello di Raffaele, e' deceduto. Sarebbe stato affidato a lui il compito di procurare il telecomando utilizzato per il fallito attentato.
Ricordando il 23 maggio 1992
Guarda il filmato
Gli Appuntamenti della giornata del 23 maggio 2010 dopo diciotto anni.
Tra tanta commozione e canti, echeggiava una sola sola: "Giovanni e Paolo"
Palermo ore 10 Una folla immensa di circa ventimila persone hanno riempito via Notarbartolo per unirsi davanti all'albero Falcone. Tanti i ragazzi e studenti, ma anche tante altre persone di tutte le razze
e generazioni. Tanta commozione poi per il momento che ha chiuso le celebrazioni del 23 maggio 2010 in ricordo delle vittime della strage di Capaci, anche i residenti della zona si sono affacciati ai balconi per assistere al momento del silenzio, le 17.58, ora in cui diciotto anni fa cinquecento chili di tritolo fecero saltare in aria le auto in cui viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di sco
rta. Mai così tanta gente radunata davanti all'albero il 23 maggio, come ha sottolineato il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, con la sorella del giudice assassinato dalla mafia, Maria Falcone, davanti all'albero, che il procuratore stesso ha definito l'altare laico della memoria. Prima del momento del silenzio, suonato da un agente di polizia, hanno partecipato alla cerimonia un commosso Gianfranco Iannuzzo, attore palermitano e il giovane cantate Cristian Imparato, che ha cantato una sua canzone. Poi è stato il turno di Grasso. “Sotto questo albero sento le vibrazioni di Giovanni, Francesca e degli agenti della scorta”, ha detto Grasso, prima del momento solenne del silenzio, in cui in un attimo la folla ha smesso di cantare e gridare il proprio no alla mafia. Passato il minuto di silenzio osservato con rispetto, è stato di nuovo il momento di scandire ad alta voce i due nomi che simboleggiano la reazione della città di Palermo al ricatto mafioso: “Giovanni e Paolo”.
Giovanni Falcone - Paolo Borsellino - Le stragi - Il Cartone Animato